In questo articolo vedremo come viene comunemente trattata la fascite plantare e come un trial clinico abbiamo dimostrato che l’azione combinata della terapia del freddo più ultrasuoni sia più efficace della sola crioterapia.

Come visto i crio-ultrasuoni sono un’alternativa ottimale per poter intervenire in tutti quei problemi muscoloscheletrici in fase acuta dove l’azione del fisioterapista era precedentemente limitata dalla presenza di un importante processo infiammatorio.

L’associazione tra l’azione meccanica delle micro-vibrazioni determinate dalle onde sonore dell’ultrasuono, con l’attività antinfiammatoria e miorilassante della crioterapia, permette tuttavia anche di ottenere risultati in quelle problematiche croniche la cui guarigione è spesso difficoltosa in quanto le strutture interessate non possono giovarsi di una fase di riposo prolungato, e vengono sottoposte a continui microtraumi che perpetuano il processo infiammatorio cronicizzandolo e relegando il paziente a continui dolori e sensazioni di malessere.

In questo contesto è tipico il caso della fascite Plantare; questa rappresenta infatti una delle più comuni cause di forte dolore alla pianta del piede ed al tallone, rappresentando sino a quasi il 15% di tutte le problematiche che colpiscono il piede.

Cos’è la fascite plantare

La Fascite Plantare è una problematica di origine multifattoriale che esita in una degenerazione della struttura dovuta alle micro lacerazioni ripetute della fascia, associate all’instaurarsi di una infiammazione cronica, frequente formazione di spine calcaneari, con conseguente dolore severo ed alterazioni nel cammino.

Nonostante l’elevata frequenza del disturbo ed il suo impatto nella vita quotidiana dei pazienti, la fascite Plantare resta comunque un problema autolimitante, che risponde molto bene alla terapia conservativa, e per la quale vengono di norma impiegate numerose tipologie di trattamento strumentale nella nostra professione, a partire da TENS e Tecarterapia, per arrivare all’utilizzo del taping, degli ultrasuoni, della laserterapia e soprattutto delle onde d’urto.

Il trattamento comune della fascite

Secondo le linee guida dell’American College of Foot and Ankle Surgeons l’approccio più ragionevole per operare sulla fascite Plantare è quello di utilizzare interventi a basso rischio e dal minimo costo. Si prevede quindi un allungamento regolare ed un blando stretching dei muscoli del polpaccio e della fascia plantare, associati al massaggio dei tessuti molli, cercando di evitare la deambulazione a piedi nudi o con scarpe basse che mettano sotto eccessiva tensione la struttura, limitando al contrario le attività fisiche prolungate e mantenendo la struttura a riposo anche attraverso l’utilizzo di adatte ortesi plantari. A livello farmacologico l’utilizzo di FANS viene suggerito durante la fase acuta, mentre l’impiego di corticosteroidi soprattutto iniettivi può recare al paziente un rapido sollievo a breve termine. La chirurgia ovviamente viene consigliata unicamente per i pazienti per i quali le misure conservative hanno precedentemente fallito.

Il trattamento della fascite plantare con i crio ultrasuoni

Un trial clinico di confronto con la crioterapia dimostra l’efficacia dell’azione combinata freddo e ultrasuoni.

In tale contesto l’utilizzo dei crio-ultrasuoni per il trattamento della farcite plantare è stato testato sperimentalmente da Costantino e collaboratori, confrontando tale metodica con la semplice crioterapia in un trial clinico a singolo cieco effettuato su due gruppi di 42 individui.

In tale studio, i cui risultati vogliamo proporre come un interessante spunto di trattamento per una problematica così frequente nella pratica quotidiana del fisioterapista, il protocollo cui tutti i soggetti sono stati sottoposti è stato costituito da 10 trattamenti giornalieri, della durata di 20 minuti ciascuno. Ogni trattamento ha previsto l’applicazione di una crioterapia con un settaggio della macchina ad emissione continua ed il contatto diretto con la pelle della testa emittente, che viene mossa sulla superficie corporea interponendo tra le due del comunissimo gel. La temperatura della testa del dispositivo per l’esecuzione della crioterapia è stata impostata a -2° C. Sul gruppo di pazienti trattati è stato associato l’utilizzo di una concomitante emissione di ultrasuoni, applicati dalla medesima testa, ad una potenza di 2,4 Watt/cm2.

Al termine del trattamento si è sempre consigliato ai pazienti di proseguire nell’utilizzo delle ortesi plantari in dotazione, e di evitare attività fisiche intense come sport o lunghe passeggiate per almeno 12 mesi ulteriori.

Il protocollo di trattamento così applicato è risultato privo di qualsiasi effetto collaterale, molto ben sopportato e caratterizzato da un’elevata compliance dei pazienti, che ricordiamo partivano da una condizione di fascite plantare cronica, caratterizzata da un dolore da moderato a severo per un tempo superiore ai 6 mesi.

Inoltre, i risultati ottenuti, nonostante si siano dimostrati incoraggianti per entrambe le tipologie di trattamento, hanno mostrato una efficacia significativa nella riduzione del dolore soprattutto per il trattamento in cui all’applicazione del freddo è stata associata l’emissione di ultrasuoni. La maggior efficacia dei crioultrasuoni nella riduzione del dolore si è dimostrata inoltre duratura nel tempo, rilevando un miglioramento della sintomatologia algica anche a distanza di 3, 12 e 18 mesi quando confrontata con la semplice applicazione della terapia del freddo.

Gli autori dello studio in questione, seguendo la letteratura di riferimento, ipotizzano che l’emissione di ultrasuoni provochi un’immediata vasocostrizione nei tessuti, seguita da una forte vasodilatazione superficiale ed una diminuzione della perfusione muscolare profonda. L’applicazione della simultanea crioterapia invece agirebbe attraverso una diminuzione della temperatura dei tessuti profondi, con un aumento conseguente della densità del tessuto stesso.

L’utilizzo concomitante di queste due tecniche in un unico strumento consente quindi una diretta compensazione degli effetti collaterali ed un risultato sinergico degli effetti terapeutici.

Il protocollo presentato può quindi rappresentare un valido spunto quando, nella clinica della nostra professione, abbiamo la necessità di sfruttare la terapia a crioultrasuoni per aggredire quelle problematiche complesse e multifattoriali che, come la fascite plantare, tendono facilmente alla cronicizzazione, consentendo di ridurre i tempi di recupero ed il ritorno alla normalità dei pazienti.

USF1 è un apparecchio per la fisioterapia che unisce la tecnologia combinata di ultrasuoni alla crioterapia.

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